Link to I negoziati tra Stati Uniti e Iran in Svizzera entrano in una fase critica. Le minacce di Donald Trump di nuovi raid contro Teheran e il rischio di una nuova crisi nello Stretto di Hormuz hanno provocato tensioni al tavolo diplomatico e rallentato il dialogo tra le due parti I negoziati tra Stati Uniti e Iran in Svizzera entrano in una fase critica. Le minacce di Donald Trump di nuovi raid contro Teheran e il rischio di una nuova crisi nello Stretto di Hormuz hanno provocato tensioni al tavolo diplomatico e rallentato il dialogo tra le due parti
Il presidente americano ha infatti avvertito che gli Stati Uniti sono pronti a tornare all'azione militare qualora l'Iran dovesse continuare a sostenere Hezbollah o ostacolare il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, uno dei passaggi energetici più strategici del pianeta.
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Mentre il vicepresidente JD Vance cercava di mantenere un clima costruttivo al tavolo dei colloqui, Trump è intervenuto pubblicamente con toni durissimi. Il presidente ha minacciato nuove operazioni militari contro l'Iran e ha avvertito Teheran che una nuova chiusura dello Stretto di Hormuz potrebbe provocare una risposta estremamente severa da parte americana.Secondo diverse ricostruzioni, le dichiarazioni della Casa Bianca hanno provocato forte irritazione nella delegazione iraniana. In alcuni momenti dei colloqui i rappresentanti di Teheran hanno persino sospeso temporaneamente la partecipazione agli incontri per consultazioni interne, mentre i mediatori di Qatar e Pakistan hanno lavorato per evitare una rottura definitiva.
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Al centro delle tensioni continua a esserci lo Stretto di Hormuz, il corridoio marittimo attraverso cui transita una quota significativa del petrolio mondiale.L'Iran sostiene che la recente decisione di limitare nuovamente il traffico navale sia una risposta alle operazioni militari israeliane in Libano e alla mancata applicazione di alcuni impegni previsti dal memorandum firmato nei giorni scorsi con Washington. Gli Stati Uniti respingono questa ricostruzione e considerano la libera navigazione una condizione indispensabile per qualsiasi accordo futuro.
La questione è diventata il principale terreno di scontro tra le due delegazioni e rischia di compromettere l'intero percorso negoziale.
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I colloqui in Svizzera non riguardano soltanto la sicurezza marittima. Sul tavolo ci sono anche la progressiva revoca delle sanzioni economiche contro Teheran, lo sblocco di asset iraniani congelati all'estero e soprattutto il futuro del programma nucleare della Repubblica islamica.Tuttavia proprio il dossier nucleare, che rappresenta il tema più delicato, è stato temporaneamente accantonato. L'Iran ritiene infatti che prima debbano essere risolte le questioni legate al cessate il fuoco e alla situazione in Libano.
Per questo motivo i negoziati si stanno concentrando inizialmente su misure di fiducia reciproca e sulla gestione delle crisi regionali.
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A differenza dei toni utilizzati da Trump, il vicepresidente JD Vance ha adottato un approccio molto più prudente. Durante gli incontri in Svizzera ha parlato di un'opportunità storica per costruire una nuova fase nei rapporti tra Washington e Teheran e ha insistito sulla necessità di mantenere aperti i canali diplomatici.Secondo fonti vicine ai negoziati, prima delle tensioni generate dalle dichiarazioni del presidente americano erano stati registrati alcuni progressi preliminari sulle sanzioni e sul possibile sblocco di fondi iraniani congelati all'estero.
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Nonostante le difficoltà, nessuna delle parti sembra intenzionata ad abbandonare definitivamente il tavolo. I colloqui politici dovrebbero proseguire nelle prossime ore, mentre successivamente entreranno in azione i gruppi tecnici incaricati di tradurre gli impegni politici in misure concrete.La sensazione, però, è che il negoziato sia entrato nella sua fase più fragile. Da una parte Washington continua a usare la leva della pressione militare per ottenere concessioni. Dall'altra Teheran pretende garanzie concrete prima di affrontare i temi più sensibili.
A Bürgenstock si sta dunque giocando molto più di una semplice trattativa diplomatica: il successo o il fallimento dei colloqui potrebbe influenzare gli equilibri del Medio Oriente per i prossimi anni.
(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati
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