Almasri condannato a Tripoli: 7 anni e 4 mesi di carcere per le violenze sui detenuti

di

Mario Tosetti

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Almasri condannato a Tripoli: 7 anni e 4 mesi di carcere per le violenze sui detenuti

Almasri condannato a Tripoli: 7 anni e 4 mesi di carcere per le violenze sui detenuti

Link to Il tribunale di Tripoli ha condannato Osama Almasri a 7 anni e 4 mesi di carcere per violazioni dei diritti dei detenuti. La sentenza riaccende le polemiche sul caso dell'ex comandante libico arrestato e poi rimpatriato dall'Italia nonostante il mandato della Corte penale internazionaleIl tribunale di Tripoli ha condannato Osama Almasri a 7 anni e 4 mesi di carcere per violazioni dei diritti dei detenuti. La sentenza riaccende le polemiche sul caso dell'ex comandante libico arrestato e poi rimpatriato dall'Italia nonostante il mandato della Corte penale internazionale

almasriIl caso Almasri torna al centro dell'attenzione internazionale. Il Tribunale penale di Tripoli ha condannato Osama Najeem Almasri, ex comandante della polizia giudiziaria libica e responsabile del carcere di Mitiga, a sette anni e quattro mesi di reclusione per violazioni dei diritti dei detenuti. La sentenza rappresenta una svolta giudiziaria destinata ad avere conseguenze anche sul piano politico, soprattutto in Italia, dove la vicenda aveva provocato un duro scontro tra il governo e la Corte penale internazionale.

Secondo quanto riferito dai media libici, i giudici hanno ritenuto Almasri responsabile di abusi e maltrattamenti nei confronti dei detenuti custoditi nelle strutture sotto il suo controllo. Oltre alla pena detentiva, il tribunale ha disposto la perdita della capacità giuridica e la sospensione dei diritti civili per tutta la durata della condanna e per un ulteriore anno successivo alla scarcerazione.

Le accuse legate alle torture nel carcere di Mitiga

Almasri era già finito nel mirino della magistratura internazionale per presunti crimini commessi nel carcere di Mitiga, uno dei principali centri di detenzione della Libia occidentale. Le accuse formulate negli anni riguardavano torture, trattamenti degradanti e gravi violazioni dei diritti umani nei confronti dei prigionieri.

L'inchiesta libica era stata avviata dopo l'arresto dell'ex comandante a Tripoli nel novembre 2025. In quella fase la Procura generale aveva raccolto testimonianze e documentazione relative a presunti episodi di torture e alla morte di almeno un detenuto durante la permanenza nelle strutture controllate da Almasri.

Il caso che mise in difficoltà il governo italiano

La vicenda è diventata nota anche per il coinvolgimento dell'Italia. Nel gennaio 2025 Almasri era stato arrestato a Torino sulla base di un mandato emesso dalla Corte penale internazionale per presunti crimini di guerra e crimini contro l'umanità. Pochi giorni dopo, però, era stato scarcerato e trasferito in Libia con un volo di Stato italiano.

Quella decisione aveva provocato una lunga polemica politica e diplomatica. La Corte penale internazionale aveva contestato all'Italia il mancato rispetto degli obblighi previsti dallo Statuto di Roma, sostenendo che Roma avrebbe dovuto procedere alla consegna dell'ex comandante all'Aja.

Il caso ha successivamente generato ricorsi davanti alla Corte europea dei diritti dell'uomo e numerose iniziative giudiziarie promosse da vittime che sostengono di aver subito torture nelle carceri libiche.

Una sentenza che riapre il dibattito

La condanna pronunciata a Tripoli assume oggi un significato politico particolarmente rilevante. Diversi osservatori sottolineano come la decisione dei giudici libici finisca per rafforzare le accuse rivolte in passato ad Almasri e riaccenda il dibattito sulla scelta italiana di non consegnarlo alla Corte penale internazionale.

La sentenza arriva inoltre mentre resta aperto il confronto tra Roma e gli organismi internazionali sulla gestione del caso. La posizione dell'Italia continua a essere oggetto di attenzione da parte delle istituzioni che monitorano il rispetto degli obblighi internazionali in materia di giustizia e diritti umani.

Una vicenda tutt'altro che conclusa

Nonostante la condanna pronunciata dai giudici libici, il dossier Almasri resta aperto anche sul piano internazionale. L'ex comandante continua infatti a essere associato alle accuse formulate dalla Corte penale internazionale, che riguardano presunti crimini contro l'umanità e violazioni sistematiche dei diritti dei detenuti.

La decisione del tribunale di Tripoli segna quindi un passaggio importante, ma non chiude una vicenda che negli ultimi due anni ha intrecciato giustizia internazionale, politica migratoria e rapporti diplomatici tra Italia e Libia. Un caso destinato a continuare a far discutere ben oltre i confini libici.

(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati

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